Che fare se una cattiva gestione della rabbia avvelena non solo la tua vita, ma anche quella del tuo partner? Purtroppo anticipare un comportamento criminale è davvero difficile; eppure i segnali d’allarme di una futura relazione d’abuso sono già presenti durante la fase del corteggiamento. Bisogna imparare a riconoscerli.

Se la prevaricazione inizia già nelle prime fasi del rapporto, è molto probabile che prosegua durante la convivenza o il matrimonio. E una volta constatata la prima aggressione fisica, è probabile che essa si ripeta, e anzi registri una progressione in gravità con il passare del tempo. In casi come questi sii consapevole che non puoi cambiare il comportamento del tuo partner, sarebbe un errore gravissimo.

Non ammalarti della sindrome della crocerossina, non cedere al motto “io ti salverò”; ti porterà a subire offese, umiliazioni e percosse, nella speranza di un amore che non arriverà mai, un amore “presunto”. Fissati invece nella mente due principi fondamentali:

  • non ha senso continuare un rapporto dominato dalla paura;
  • hai il diritto di scegliere come vivere.

Fermati, apri gli occhi, e se identifichi nel tuo corteggiatore tre o più caratteristiche che di seguito troverai descritte, sappi che è il caso di chiudere la tua storia. Prima che sia troppo tardi.

La gelosia

All’inizio del vostro rapporto, ti racconterà che la gelosia è un segno di amore; ma la gelosia per lui non ha nulla a che fare con l’amore, ma solo con il suo bisogno di possesso e con la mancanza di fiducia. Ti farà problemi su come gli altri ti avvicinano e ti parlano, ti accuserà di flirtare con tutti, sarà geloso del tempo che passerai con la tua famiglia o con gli amici.

Le descrizioni tengono conto del dato statistico, con un partner aggressivo di sesso maschile, mentre la vittima è una ragazza o una donna; ciò non esclude, anche se più raramente, che i ruoli possano invertirsi. Man mano che la sua gelosia peggiorerà, ti chiamerà più volte al giorno, arriverà a sorvegliarti dovunque tu sia, senza avvertirti e in modo inaspettato.

Ti creerà problemi anche per andare al lavoro, nel dubbio tu possa intendertela con qualcuno; verificherà il contachilometri della tua auto, e chiederà ai vostri amici di controllarti e di riferirgli ogni cosa.

Immagine di donna maltrattata
Il fenomeno della violenza di genere in Italia è molto diffuso

Il controllo

Accanto alla gelosia, incrementerà il controllo in ogni modo. Dapprima proverà a convincerti che il suo comportamento dimostra che è preoccupato per la tua sicurezza. Ma presto si arrabbierà se solo arriverai in ritardo a un appuntamento, pretendendo ogni dettaglio sul perché lo hai fatto aspettare. Col peggiorare della situazione, non ti permetterà decidere nemmeno sul tuo modo di vestire, e pretenderà di insegnarti quale comportamento tenere e come presentarti.

La fretta

Una costante in molte situazioni di abuso, caratterizzate da rabbia e aggressività, è poi l’accelerazione impressa al rapporto: non è raro che tra il primo appuntamento e la convivenza o il matrimonio passino meno di sei mesi. La sua fretta è sostenuta da affermazioni come “Non mi è mai successa una cosa simile” o come “Sei l’unica persona con cui vorrei vivere”. E se provi a frenare, a chiedere tempo, lui farà di tutto per farti sentire in colpa.

Le aspettative

Coniugate alla fretta ci sono le aspettative irrealistiche, la convinzione che tu soddisferai ogni suo bisogno, che sarai una compagna perfetta, una moglie perfetta. “Se mi ami, io sono tutto ciò di cui hai bisogno, e tu sei tutto ciò di cui io ho bisogno”.

L'isolamento

Inquietante, ma davvero indicativo, è il meccanismo dell’isolamento, il suo tentativo di alienarvi da ogni rapporto affettivo e sociale; nel caso dei famigliari, sosterrà ad esempio che è arrivato il momento di tagliare il cordone ombelicale. Naturalmente, aggiungerà, è solo per il tuo bene.

La colpa è degli altri

Un’altra caratteristica che devi guardare con grande sospetto è la sua tendenza ad attribuire agli altri la colpa di ogni cosa: se non trova lavoro è perché non capiscono le sue doti; se viene licenziato è perché qualcuno lo ha preso di mira per favorire un suo protetto; se commette un errore dipende solo da un tuo intervento che lo ha distratto e disturbato.

L’ipersensibilità lo porta a inalberarsi, a vivere qualunque commento, anche il più banale, come un attacco personale. Sbraita per cose comuni, che fanno parte della vita di ogni giorno, e oltre a dirti cose spiacevoli, tenta costantemente di degradarti e di rimproverarti per quanto sei incapace. Può arrivare a svegliarti in piena notte urlandoti male parole, o impedirti di andare a dormire senza prima averti aggredito verbalmente. È incapace di gestire una frustrazione sessuale o emotiva senza offendersi, arrabbiarsi o chiudersi in sé.

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Gli sbalzi d’umore, le minacce

Legato all’ipersensibilità, ma ancor più disorientante, è il suo atteggiamento da Dr Jekyll e Mr Hyde, fatto di repentini cambi d’umore, il passaggio da gentile a irascibile nel giro di pochi minuti. Si cerca la lite. Nelle discussioni che ne nascono, dagli insulti si passa subitaneamente alle minacce: “Se continui ti prendo a schiaffi”, oppure “Se ti vedo ancora a parlare con quel tizio, ti ammazzo” sono espressioni che usa abitualmente, e che altrettanto abitualmente giustifica come fossero normali modi di comunicare tra persone che si amano.

La rabbia aggressiva

Si arriva alla rabbia sfogata sulle cose: sbattere porte, rompere oggetti, prendere a pugni il tavolo, distruggere con fragore, scagliarti addosso piatti e suppellettili; ma non basta, ed ecco allora le spinte, le strette, la chiusura all’angolo ad accompagnare frasi come “Adesso mi stai a sentire” impedendoti di allontanarti.

Quale metamorfosi!

A questo punto, se già non lo hai fatto, sarebbe il caso di chiederti: “Dov’è finita quella persona?”. Quella che all’inizio della vostra storia ti appariva così affascinante, capace di dire solo le cose giuste, rispecchiando le tue speranze, i tuoi desideri e i tuoi sogni.

Anche a letto, dove all’inizio sembrava così attento alle tue esigenze, dolce e delicato davanti alle tue incertezze, rispettoso del tuo pudore, si è trasformato in un altro irriconoscibile; sono bastate poche settimane, o pochi mesi, per mostrare quanto invece l’eccesso di aggressività o modalità disturbate siano dominanti, e poco importa quanto ti senti a disagio; è capace di “mettere il muso” o di arrabbiarsi per manipolarti e ottenere la tua complicità sessuale.

La sua storia

Hai già raccolto parecchi indizi, e altri ne troverai provando a indagare la sua storia. Scoprirai facilmente un passato di aggressioni nei confronti delle precedenti partner, con giustificazioni del tipo “Se le è meritate”. Un uomo facile alla rabbia e alle prevaricazioni, lo è in tutte le relazioni in atto da un minimo di tempo.

Per questo ha pochissimi amici, e un lungo elenco di rapporti fallimentari alle spalle. È improbabile che te ne parli, ma potresti venire a conoscenza di particolari drammatici della sua infanzia, situazioni di abuso psicologico o fisico di cui è stato vittima, oppure traumi da separazione e abbandono; e crescendo è diventato a sua volta facile alla violenza, verso sé stesso e verso gli altri.

Non è raro che utilizzi alcol e sostanze, come amfetamine, ma anche oppiacei e cocaina, droghe capaci di causargli drammatici cambiamenti di umore e precipitarlo in crisi di rabbia. In assenza di una franca malattia psichiatrica, potrai scoprire che la sua mente è popolata da credenze strane o bizzarre, da superstizioni, dagli estremismi di un fanatismo politico o religioso, da fantasie dove la violenza è erotizzata.

Immagine di donna alla finestra
Più del 30% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una forma di violenza fisica o sessuale

Le domande decisive

Argomenti certamente interessanti da approfondire. Ma nell’urgenza della situazione, se temi d’esserti coinvolta in una storia pericolosa, fatti queste semplici domande:

  • Ti sei ritrovata spesso a “coprirlo”, facendolo apparire migliore di quanto sia in realtà?
  • Ti ha mai umiliata in pubblico?
  • Ti sei mai sentita soffocata da lui?
  • Nello stare insieme a lui, hai l’impressione che la tua autostima si stia sgretolando?
  • La vostra relazione sta danneggiando altri aspetti della tua vita?
  • Hai la sensazione quasi fisica che le cose stiano andando in modo sbagliato?
  • Hai spesso il desiderio che tutto sparisca?

Se la risposta a queste domande è un “”, abbandonalo il più in fretta possibile. Non sarà semplice né agevole, ma di una cosa puoi star certa: con il passare del tempo sarà sempre più complicato e difficile.

Rapporto drogato

Perché comunque arriviamo a rapportarci con simili persone? Perché entriamo in quella che a giusto titolo possiamo definire una relazione tossica?

Le droghe, e in genere tutti i prodotti che alterano il nostro essere quotidiano, ci procurano la percezioni illusoria di star bene, ci apportano un malinteso senso di benessere. Sappiamo tutti dell’ebbrezza dell’alcol, degli effetti della cannabis e, dichiarati da chi ne ha fatto uso, degli pseudo stati di benessere generati da eroina e cocaina. Mentre sappiamo tutto sugli effetti di tali sostanze, poco si è ricercato sugli effetti “pseudo buoni” prodotti da un criminale affettivo.

Proviamo allora a descrivere il cosiddetto “buono” che deriva dall’incontro col nostro “prodotto tossico”.

Impressioni tossiche

Molte sensazioni positive e inebrianti. Si occupa solo di me, sono importantissima per lui, mi fa sentire l’unica donna al mondo, finalmente qualcuno che mi ascolta, che mi vede e mi apprezza anche per come mi vesto, sono talmente importante che non vede l’ora di mettersi con me, di convivere, di sposarmi, vuole un figlio da me, mi fa sentire una fonte di piacere e di benessere per lui/lei.

Non è poco, ci saranno mille altre e svariate percezioni che ciascuno può avere, come in uno stato di nirvana, quando si sta insieme con queste persone, c’è quasi da non credere che esista una persona così. Con tutto ciò, come possiamo biasimare la vittima?

Sfido chiunque a resistere a tali lusinghe d’amore, alle trappole che s’innestano su un clima sociale e su esistenze individuali talmente privi di affetto e talmente desideranti un affetto ancestrale, fusionale, materno, persone che non si sono mai staccate dall’idea di poter nuovamente vivere un rapporto intrauterino, in simbiosi con un altro completamente dedito a sé. Dimenticando che quel tipo di rapporto paga il prezzo dell’inesistenza, del non esserci come individuo a sé stante, di mancanza di una propria vita autonoma. Mancanza di vita: tante donne hanno pagato a caro prezzo l’illusione di un amore “eterno”, e lo pagano ancora.

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Psicoanalista e psicoterapeuta. Già giudice onorario presso il Tribunale per i minori di Torino. Presidente Metis, Centro studi e ricerche di psicologia e psicoanalisi di Torino (CSRPP). Supervisore Casa di accoglienza Artemisia di Casale Monferrato.

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