In questo articolo cercherò di descrivere cos’è la tecnica dell’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e le sue applicazioni principali, in particolare come può contribuire alla risoluzione del trauma.

Il conflitto tra la necessità di negare gli eventi orribili e il desiderio di proclamarli a viva voce è la dialettica centrale del trauma psicologico. Quando la verità è finalmente riconosciuta, i sopravvissuti possono finalmente ricominciare a guarire. Tuttavia, spesso il segreto prevale e la storia dell’evento traumatico sale a galla come sintomo, invece che come una storia organizzata.
(Judith Lewis Herman)

La maggior parte delle persone arriva in terapia perché ha un sintomo disturbante come l’ansia, la depressione o a causa di problemi relazionali, coniugali, lavorativi. I problemi che ci spingono a chiedere aiuto riguardano perlopiù il presente. Quanti pazienti arrivano allo studio del terapeuta dicendo: “ho bisogno di aiuto perché mia madre non mi amava”? pressoché nessuno. Al contrario, molto spesso c’è chi chiede aiuto perché continua ad imbattersi in relazioni fallimentari, che sembrano connotate dalle stesse peculiarità, come un copione che si ripete indefinitamente. Sebbene questo sia un problema del presente, spesso affonda le sue radici nella storia passata della persona.

La ferita del trauma

Quando possiamo davvero ritenere che ciò che è accaduto nel passato sia davvero nel passato? E’ vero che “Il tempo guarisce tutte le ferite” come amavano dirci le nostre nonne?

Ciò che oggi sappiamo del trauma e dell’impatto che ha sul funzionamento del nostro cervello dimostra il contrario: se gli eventi traumatici non vengono adeguatamente rielaborati, il trascorrere del tempo ne congela il ricordo, che resta bloccato nelle reti mnesiche nel cervello, generando reazioni automatiche quali sintomi emotivi, problemi relazionali e soprattutto condiziona l’immagine che abbiamo di noi stessi, consolidando credenze negative di inadeguatezza, difettosità non amabilità, etc.

L’Elaborazione Adattiva dell’Informazione

L’E.M.D.R., che è una delle tecniche maggiormente validate scientificamente per il trattamento dei disturbi post-traumatici, si fonda sul modello teorico dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione (AIP), secondo il quale il nostro cervello sarebbe dotato di un sistema innato di elaborazione delle informazioni, preposto all’autoguarigione. Esso fa si che la maggior parte di ciò che ci turba evolva verso la cosiddetta “risoluzione adattiva”. Si pensi, ad esempio, alle numerose occasioni in cui ci siamo sentititi turbati per una discussione con un amico o un familiare, avremo sperimentato emozioni quali la rabbia, il dispiacere, il senso di colpa, accompagnate da altrettante sensazioni fisiche; è possibile che a ciò si accompagnino pensieri negativi su noi e sull’altra persona. Trascorsa qualche ora, dopo averne parlato con il partner, sentiremo che le emozioni sono meno intense e il giorno dopo quell’evento così impattante sembrerà semplicemente spiacevole, ma non più attivante sul piano emotivo. Ciò avviene grazie al Sistema di Elaborazione Adattiva delle Informazioni, che in modo del tutto naturale e fisiologico, garantisce l’elaborazione della maggior parte degli eventi spiacevoli che ci accadono quotidianamente.

L’importanza del sonno REM

Alcune ricerche hanno messo in luce che gran parte di questo processo avvenga durante il sonno REM (“rapid eye movement – movimenti oculari rapidi”). Sembra che, durante questa fase del sonno il cervello elabori le informazioni cognitive, emotive e somatiche connesse agli accadimenti sperimentati, facendo si che esse vengano integrate con altre informazioni già immagazzinate. Dopo che questo processo avrà avuto luogo riusciremo a parlare con il collega con maggiore serenità, il nostro corpo sarà libero da sensazioni disturbanti e sentiremo di aver appreso qualcosa di utile da quell’evento.

D’altra parte, talvolta accade che alcuni eventi, quali gravi traumi interpersonali, incidenti, calamità naturali e quant’altro, riescano a sopraffare questo sistema innato di elaborazione. Quando ciò accade, l’intenso scompiglio emotivo e fisico impedisce al sistema di istituire le connessioni interne necessarie per la risoluzione del ricordo, che viene così ad essere immagazzinato nel cervello, così come è stato vissuto. In questo caso i ricordi vengono immagazzinati nel cervello con tutte le loro componenti: immagini, emozioni, sensazioni, credenze negative.

I ricordi traumatici

Esiste quindi un’importante differenza tra i brutti ricordi e i ricordi traumatici: i brutti ricordi sono ricordi elaborati che rappresentano una parte integrata della nostra esperienza, di cui possiamo parlare con serenità e che non condizionano il nostro presente; diversamente, i ricordi traumatici restano congelati nel tempo e possono esitare in problemi emotivi, relazionali e talvolta fisici. Ecco perché non è vero che il tempo guarisce tutte le ferite: riguardo a eventi accaduti molto tempo addietro possiamo sperimentare rabbia, dolore, cordoglio e un’ampia gamma di altre emozioni.

Emozioni, pensieri e sensazioni fisiche possono prendere il timone della nostra vita, a meno che non facciamo qualcosa al riguardo: credenze quali “sono inadeguato”, “sono indegno”, “sono impotente”, possono continuare a ripresentarsi e inevitabilmente condizionare il nostro presente.

La tecnica EMDR

Il metodo E.M.D.R., è una tecnica psicoterapeutica in 8 fasi, che favorisce la riattivazione del sistema innato di elaborazione delle informazioni di cui dispone il nostro cervello, così da attenuare la carica emotiva delle esperienze traumatiche, contribuendo alla cosiddetta “crescita post-traumatica”. Il percorso E.M.D.R., che può essere utilizzato nell’ambito di percorsi psicoterapeutici di matrici teoriche differenti, prevede che il terapeuta guidi il paziente ad individuare le esperienze passate, nei termini di ricordi disturbanti, che stanno alla base dei problemi attuali. Terapeuta e paziente costruiscono un piano di lavoro, focalizzato sugli obiettivi terapeutici concordati, che sarà costituito da un elenco di ricordi target da elaborare. Terapeuta e paziente, partendo dalle problematiche attuali, individuano gli eventi predisponenti e precipitanti che diventano oggetto di elaborazione con il protocollo E.M.D.R.

La vera e propria fase di elaborazione dei ricordi prevende che il terapeuta guidi il paziente ad individuare, per ciascun ricordo, l’immagine peggiore, la convinzione negativa, la convinzione positiva desiderata, le emozioni, le sensazioni fisiche connesse e il livello di disturbo attuale, misurato su una scala 1-10. Il terapeuta somministra numerosi set di movimenti oculari, o altre forme di stimolazione alternata dei due emisferi (oculare, tattile o uditiva), favorendo progressivamente l’elaborazione di ciascun ricordo target. La stimolazione alternata destra-sinistra sembra favorire una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali, permettendo la risoluzione adattiva dei ricordi traumatici.

Conclusioni

L’esperienza clinica ha nel tempo permesso di rilevare come a seguito di un percorso E.M.D.R. non solo spesso vengono superati i sintomi, ma la persona accede a cambiamenti di più ampio raggio che influiscono su molteplici ambiti di vita. Ciò avviene in quanto lo reti mnesiche su cui si bassa il trattamento contengono associazioni di vasta portata. Modificare i ricordi che hanno plasmato il nostro modo di vedere noi stessi, modificherà il modo in cui vediamo gli altri e ci rapporteremo ad essi. 

Crediti: Occhio verde – pixabay.com

Immagine di copertina: Occhio- pixabay.com

Psicologa clinica e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.
Esperta in psicotraumatologia e accreditata come terapeuta E.M.D.R. Practitioner. Socio fondatore dello Studio Amigdala, psicologia clinica e psicoterapia di Milano.

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