Se una persona si domanda come diventare psicoanalista è già sulla buona strada. Partendo dal proprio desiderio, la strada maestra è quella di rivolgersi a uno psicoanalista e chiedergli di fare un’analisi personale. Scoprirà così di volere fare innanzitutto l’esperienza della conoscenza di sé, sapendo di “doversi aspettare sempre qualcosa di nuovo sia dentro che fuori di sé” (S. Freud).

Dunque: come diventare psicoanalista? L’indicazione imprescindibile fornita da Sigmund Freud, padre, fondatore, inventore della psicoanalisi è questa: facendo un’analisi personale. Solo questa ci assicura che lo psicoanalista abbia raggiunto un’adeguata conoscenza di sé, del lavoro di elaborazione dell’inconscio. Solo così lo psicoanalista impara ad ascoltare l’inconscio che parla sia attraverso me, sia attraverso l’altro. Saper ascoltare l’inconscio è la principale competenza dell’analista.

Immagine di donna cheracconta di sé in terapia
Donna che racconta di sé in terapia

L’analisi personale permette anche la conoscenza esperienziale (sulla propria pelle) degli aspetti teorici e tecnici relativi all’ambito clinico.

Chiunque abbia fatto un’analisi sa bene che si tratta di un’esperienza che nessuno studio universitario, o nessun approfondimento culturale potrà mai sostituire.
Il paragone di Freud a questo proposito è chiaro: “Sappiamo bene che la formazione universitaria non attrezza lo studente di medicina a essere un abile chirurgo; e nessuno che scelga la chirurgia come professione può evitare un’ulteriore formazione mediante parecchi anni di lavoro in un reparto ospedaliero di chirurgia” (Freud, Bisogna insegnare la psicoanalisi nelle università?, 1918).

Ma preminente rispetto alla scelta della psicoanalisi come attività professionale, c’è il desiderio di un soggetto che ha voluto essere psicoanalista, più che farlo. Solo chi ha portato a conclusione la propria analisi personale ha realizzato il suo desiderio di esserlo. Costui ha analizzato innanzitutto il suo desiderio (inconscio) per emendarlo da tutte quelle istanze patologiche legate al furor sanandi che non possono appartenere a uno psicoanalista che ha svolto una seria indagine su di sé. La decisione conclusiva di professare la scienza psicoanalitica, con la sua tecnica specifica, è solo di un soggetto che si è risolto.   

In altre parole: la psicoanalisi non è una psicoterapia, non ha questo scopo e non può essere confusa con essa. 

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La psicoanalisi è una scienza del pensiero, che comprende Es, Io, Super-Io, incentrata sull’ascolto di quella forma di pensiero che Freud ha chiamato inconscio. Ascoltando l’inconscio accade qualcosa, che non è prevedibile. Il soggetto apprende dall’inconscio, e quando l’inconscio viene riconosciuto come pensiero il soggetto torna a essere “per così dire, padrone in casa propria” (Freud).

La psicoterapia è invece un’attività finalizzata alla risoluzione di vere e proprie malattie; il suo scopo è la guarigione di situazioni di sofferenza psichica, usando strumenti puramente psicologici.

Non va dimenticato che Freud era un medico e inizialmente ragionava come tale. Le sue prime esperienze sono legate all’ipnosi come tecnica psicoterapeutica. La psicoanalisi nasce da una svolta del pensiero freudiano, che sceglie di abbandonare la psicoterapia (dunque l’ipnosi) a favore di un’altra tecnica, non psicoterapeutica. Da tale scelta, porre cioè il soggetto come autore del proprio cambiamento, nasce la psicoanalisi.

La tecnica psicoanalitica ha dunque come finalità quella della conoscenza del pensiero (inconscio compreso) del soggetto. Acquisita la quale, sarà poi il soggetto a operare liberamente scelte che lo porteranno verso la risoluzione delle problematiche che ha incontrato nella sua analisi.

Torniamo alla domanda iniziale: come diventare psicoanalista?

Chi si pone questa domanda forse si sente chiamato a esserlo, sente che questa è la sua vocazione. Utilizzo la parola nel suo significato etimologico: essere chiamato. Da chi? Dal proprio desiderio. La vocazione (del desiderio) lascia libero il soggetto di aderire o rifiutare. È per questa ragione che desiderio non è bisogno.

Diventare psicoanalista significa non solo seguire una vocazione: la pratica professionale della psicoanalisi è fondata e si caratterizza per conoscenze teoriche e applicazione di una tecnica.

Freud nel già citato articolo “Bisogna insegnare la psicoanalisi nelle università?” è stato chiaro ed esplicito: “… lo psicoanalista può fare del tutto a meno dell’università senza perderci niente, perché ciò di cui egli necessita circa la teoria può ottenerlo in primo luogo dalla letteratura sull’argomento e, più approfonditamente, dai convegni scientifici delle società psicoanalitiche, come pure dal contatto personale con i membri più esperti. Per quanto concerne l’applicazione pratica della tecnica analitica, oltre a ciò che ottiene dalla propria analisi personale, egli può impararla conducendo a sua volta dei trattamenti, a condizione che ottenga la supervisione e la guida da parte di psicoanalisti esperti”.

Si comprende da queste parole che Freud concepisce lo psicoanalista come un professionista inserito all’interno di una comunità di colleghi esperti che ha una vita associativa e da cui impara lungo un percorso. Dai convegni scientifici, dalla divulgazione delle sue scoperte teoriche nacquero le società psicoanalitiche: la psicoanalisi si è così diffusa rapidamente a livello mondiale.

Per questo, prima di interessarci a ciò che prevede la legislazione italiana in merito, ci si deve render conto di quanto sia diffusa la pratica psicoanalitica in nazioni con leggi diverse, e che cosa unifica questa scienza là dove essa è praticata. Le Associazioni Psicoanalitiche Internazionali fissano norme per il riconoscimento del singolo psicoanalista, ed è ad esse che si fa riferimento prima ancora e al di là delle legislazioni dei singoli Stati. Si diventa psicoanalista seguendo dunque un percorso stabilito a livello internazionale e basato su tre elementi cardine:

  1. l’analisi personale;
  2. la preparazione teorica e
  3. le supervisioni.

In conclusione, tralasciando di addentrarci nella giurisdizione che regola l’esercizio della psicoanalisi in Italia, abbiamo preferito chiarire ciò che sta alla base della formazione psicoanalitica di una persona.

È dunque psicoanalista quel soggetto che, desiderando esserlo, ha intrapreso un’analisi personale come percorso di conoscenza di sé; è divenuto membro attivo di una comunità scientifica di colleghi; è giunto a esercitare una professione che utilizza la tecnica psicoanalitica, con tutte le sue regole, guidato dalla supervisione di altri colleghi esperti.

AGGIORNATO IL: 14/09/2021

Psicologo, psicoanalista.
Presidente della cooperativa Il Sentiero e consigliere della cooperativa la Clessidra. Responsabile della comunità Alda Merini. Uno dei fondatori dell’associazione Odòn.

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